X Redattore Sociale 28-30 novembre 2003

Volo Radente

Resoconto dei workshop tematici

Francesca Ciarallo, Don Gino Rigoldi, Massimo Rebotti, Carlo Giorgi

Gino RIGOLDI

Gino RIGOLDI

Sacerdote, fondatore di Comunità Nuova a Milano.

ultimo aggiornamento 23 aprile 2009

Massimo REBOTTI

Massimo REBOTTI

Giornalista, direttore di Radio Popolare. 

ultimo aggiornamento 29 settembre 2006

Carlo GIORGI

Carlo GIORGI

Giornalista, collabora tra l’altro con Il Sole 24 Ore, Famiglia Cristiana e il Gruppo Espresso. Ricopre anche la carica di direttore responsabile del mensile Terre di mezzo. 

ultimo aggiornamento 30 novembre 2007

Francesca CIARALLO

Francesca CIARALLO

Peacelink. 

 

Francesca Ciarallo*

Sono Francesca dell'associazione Peacelink e sono qui sia in quanto rappresentante dell'associazione, sia perché come lavoro faccio la cooperante con l'associazione Papa Giovanni XXIII ed ho passato molto tempo all'estero nelle così dette zone di conflitto, di crisi. Specialmente negli ultimi anni ho passato molto tempo nei territori occupati palestinesi e in Israele. Stamattina gli spunti sono stati moltissimi ed è anche molto difficile mettere un ordine tra tutte le cose che sono venute fuori.
Il discorso è nato anche da questa dicotomia e dalla difficoltà di definizione tra il giornalismo alternativo e il giornalismo ufficiale, quello generalista. Siamo perfettamente in tema con quello che è il topic di Redattore Sociale quest'anno ovvero il giornalismo veloce.
Oggi si è detto che è l'Ansa quella che fa la notizia, che fa la notizia anche sui giornali, perché i giornali di fatto riprendono e parlano di qualcosa a seconda del numero di agenzie che su questa cosa ci sono state. Poi la domanda fatta un po' da tutti era: perché stiamo facendo informazione? Cioè che valenza vogliamo dare a questo seminario?

Parliamo d'informazione nel senso di mercato o avere informazione per vendere i giornali, o informazione per informare? Chiaramente la risposta è stata ovvia, era la seconda. Poi ci si è soffermati rispetto a quello che è il mio ruolo. Io non sono una giornalista, il discorso era come poter "sfruttare" la risorsa del mondo dell'associazionismo, del cooperativismo, o di chi di fatto va all'estero e nella pratica si sporca le mani sul campo. Ci si è chiesti come far si che queste associazioni, queste persone, diventino delle fonti qualificate di informazione. Poi si è parlato di che cosa sia il pacifismo, la non violenza, l'antagonismo, l'antimilitarismo. Si è cercato di fare un po' di chiarezza rispetto ai linguaggi che vengono usati oggi dai media. Si è parlato di pacifismo cattolico e come l'abbiamo definito marxista. Poi si è parlato di guerra dell'assolutizzazione che si fa oggi rispetto a certe terminologie: terrorismo, guerra giusta, guerra umanitaria, conflitto di civiltà.

In conclusione ci siamo chiesti: di cosa stiamo parlando in realtà? Dove vogliamo arrivare?
Il concetto è stato quello di arrivare alla ricerca di una certa verità, di come rappresentare questa verità perché in realtà la verità in assoluto non esiste e dunque come l'informazione può dare una rappresentazione che, per quanto possibile, si avvicini alla verità.
Si è parlato di giornalismo e quotidianità, di questo giornalismo che non racconta la quotidianità delle situazioni, ma che è un giornalismo alla ricerca di sensazionalismo, che preferisce fare fior di pagine sulla vicenda di Manuela Arcuri e non parlare invece dell'Africa o del Medio Oriente, o dei conflitti. Questo è quello che abbiamo detto.
Non siamo giunti a una conclusione, nel senso che è un dibattito molto aperto.
Io ponevo una domanda che per me che non sono giornalista è il nodo focale.
Ok, noi siamo delle fonti, possiamo essere delle fonti qualificate, però non riusciamo mai a bucare, a sfondare quelli che sono i media, per cui la mia domanda era: diteci un po' voi che siete giornalisti, come dobbiamo fare?

Resoconto Workshop*

Giornalismo e... Periferie

Don Gino Rigoldi

Noi preti delle periferie, quelle geografiche e quelle umane, abbiamo scoperto di essere quasi tutti dentro le periferie, compresi i giornalisti presenti. Le periferie geografiche sono ormai un po' svanite in qualche occasione. Svanite perché diventate arcipelago, frammentate da case che hanno tutt'altro segnale e restano blocchi marginali fuori dalla città o, se anche restano nella città, sono comunque circondati, identificati e abitati da persone che hanno tutta una serie di problemi legati all'emarginazione. Abbiamo ragionato sulle periferie dei giovani, giovani intesi essi stessi come periferia, come soggetti ai quali pochi servizi arrivano a fronte delle molte richieste, giovani intorno ai quali si costruisce un apparente interesse, che si traduce in realtà in poca sostanza. Abbiamo ragionato anche dei giovani, degli stranieri, della loro accoglienza e delle risorse che gli stranieri portano. Abbiamo parlato anche della seconda generazione degli stranieri, quelli che ormai sono nelle nostre scuole.
Milano e provincia soltanto ormai hanno 25 mila ragazzi e ragazze nelle scuole, ai quali è stato sottratto il sostegno necessario perché rimangano nella scuola e perché possano percorrere come tutti gli altri questo luogo primario di socializzazione.
Ci siamo confrontati molto su cosa è il centro e cosa siano le periferie. Abbiamo discusso di tante difficoltà e anche di sofferenza, abbiamo preso anche consapevolezza di essere anche noi stessi periferie, però abbastanza orgogliosi di esserlo.

Massimo Rebotti*

Vorrei restare sul discorso delle periferie e fare riferimento a degli esempi su come la catena dei corrispondenti nelle varie capitali del mondo - da quelle americane a quelle europee - fossero molto più munite negli anni 60 piuttosto che adesso e il rapporto con la ritirata anche dai territori considerati periferici da parte del giornalismo.
Questi 2 elementi in parallelo ci hanno portato a fare un ragionamento su come il giornalismo, in realtà, non riesca molto spesso a raccontare le periferie, che le consideri sostanzialmente dei non luoghi e considerino le persone che abitano le periferie dei non personaggi, tranne quando avviene l'evento. E notate che uso questa parola con un'accezione negativa. Abbiamo parlato molto, per esempio, di un fatto accaduto quest'estate in provincia di Milano - un po' anche perché io e don Gino da lì arriviamo - che è stata la famigerata sparatoria di Rozzano e di come in realtà quei fatti specifici, quegli eventi subiscano delle rappresentazioni.
Da questo punto di vista, anche dal dibattito successivo ci sono arrivate alcune sollecitazioni su come si potrebbe invertire questo tipo di ritirata del giornalismo dai territori. A Milano, successivamente alla vicenda di Rozzano, si è discusso dell'abbattimento dei palazzi, o di alcuni palazzi, di alcuni grandi agglomerati di case popolari come un'emergenza. Quello era diventato il fatto, il cuore giornalistico.
Come invertire questa tendenza? Sicuramente con l'elemento del racconto, poi c'è altro. Hanno portato l'esempio di piccole, piccolissime realtà che stanno nascendo di televisioni di strada, che potrebbero essere un antidoto così come lo furono le radio libere negli anni 70, ma devono entrare rapidamente delle volontà editoriali specifiche, delle capacità professionali per rendere il messaggio comprensibile oltre che efficace, devono entrare delle competenze che possano rendere questi progetti, che possono essere uno degli antidoti alla ritirata dalle periferie dei territori dell'informazione, dei progetti credibili che possano camminare ed essere costruttivi.

Resoconto workshop*

Giornalismo e... numeri: tecniche, letture, usi, rappresentazioni

Carlo Giorgi

Per quanto sia un argomento molto tecnico, l'uso dei numeri è fondamentale per il giornalista.
Come sapete bene ci permette di rimanere con i piedi piantati per terra, di raccontare storie, situazioni sapendoli inserire in un contesto reale. Avevamo 2 ospiti d'eccezione.
C'erano Andrea Mancini, direttore dei dati istituzionali dell'Istat e Roberto Sgalla, direttore relazioni esterne del ministero dell'interno dipartimento di pubblica sicurezza. Entrambi, ciascuno dal proprio punto di vista, dalla propria posizione, dal proprio osservatorio, ci hanno raccontato quale sia l'importanza dei numeri per poter comunicare il reale da una parte e per poter comunicare la sicurezza dall'altra.
Ha cominciato Andrea Mancini che ci ha fatto una vera lezione di statistica alla quale tutti i presenti hanno prestato moltissima attenzione. La prima cosa che ha sottolineato è la differenza e l'importanza che esiste nel citare i dati e le statistiche, non solamente di avere i dati, ma di avere i meta dati, cioè tutto quell'apparato che consente di situare un dato all'interno di un contesto di peso reale, giusto. E tra l'altro ogni statistica che si rispetti deve avere un apparato di meta dati e i giornalisti devono poterli leggere. Inizialmente si parte dai meta dati per poter leggere i dati. Noi abbiamo iniziato tutto questo ragionamento partendo da un mezzo pollo, nel senso che abbiamo fatto riferimento alla poesia di Trilussa, per cui pare che ciascuno di noi abbia un mezzo pollo, cosa falsa perché c'è chi ha 10 polli e c'è chi non ne ha neanche un pezzettino. Per dire che le medie sono dei numeri che dicono bugie e che è fondamentale nel momento in cui si parla di una statistica, in cui si legge una statistica - poi si ha la responsabilità di comunicarla ad altri - poter disaggregare i dati e sapere come leggerli.

Ci ha spiegato l'importanza della disaggregazione, l'uso delle distribuzioni di frequenza, tutte quelle cose tecniche, che però devo dire dopo una lezione si cominciano a masticare. Molte delle persone presenti al workshop conoscevano già queste cose e c'è stato un ottimo dibattito anche dopo. Una parte fondamentale del discorso di Mancini è stato sui fatti misurati e sui fatti percepiti, sui numeri misurati e sui numeri percepiti. Lui ha parlato specificamente dell'inflazione che - in quanto direttore dei dati strutturali dell'Istat - è una cosa in merito alla quale ha responsabilità. In questi tempi sono stati diffusi dati misurati e dati percepiti: l'inflazione percepita e il suo dato ha un suo ritmo, delle sue misure.
Ma si può anche pensare al dato della temperatura percepita quest'estate e della temperatura reale, tutta una serie di dati che avevano 2 misure differenti.
Io ho parlato di immigrazione percepita e immigrazione reale commettendo un errore nella valutazione del dato, chi avesse la curiosità di capire meglio quel dato che ho riportato sugli sbarchi mi venga a chiedere che gli racconto. Senza scendere nello specifico, è intervenuto Roberto Sgalla che ha parlato della comunicazione della sicurezza.
Anche lui ha parlato di dati reali e dati percepiti in fatto di criminalità. Ha parlato della criminalità reale, quella misurata in base a statistiche e di quella percepita, quella che la paura ci fa cogliere. E poi ha dato, altra cosa secondo me importante, un decalogo per non volare basso nell'uso dei dati.

In questo decalogo direi che sono 3 i punti importanti . Gli errori più grossi spesso commessi dai giornalisti sono la pigrizia, che è causa della nostra non volontà di andare a cercare i dati reali e saperli interpretare; il restauro dei dati - quando non si ha un dato si restaura un po' come vogliamo, a volte capita di immettere un dato arrotondandolo come ci pare - e poi addirittura lui citava l'invenzione dei dati.
La parte delle domande è stata molto interessante. C'è stata una domanda sul G8 di Genova, la possibilità con un episodio del genere di avere fiducia nella comunicazione di notizie da parte della pubblica sicurezza, a cui è stata data una risposta. E poi ci sono state una serie di domande riguardanti più la parte statistica della lezione di Mancini e lì è parso evidente che sia ancora scoperto il nervo per cui c'è poca fiducia nei dati ufficiali comunicati a proposito dell'inflazione. Moltissime domande tecniche proprio a questo proposito. Per l'ultima parte delle domande purtroppo chi ha posto la domanda, chi era interessato, ha ascoltato la risposta mentre gli altri uscivano visto che si era verso la fine.
A proposito, il dottor Sgalla mi ha pregato di dire di non utilizzare all'interno di articoli le affermazioni che ha fatto nel corso di questa fase della risposta alle domande poste.
Se volete utilizzarle all'interno di articoli potete contattarlo, io ho il numero di cellulare e si concorda un'intervista ufficiale nel corso della quale potrà, in modo più tranquillo, rispondere a tutto.


* Testo non rivisto dall'autore. Le qualifiche, se non diversamente specificato, si riferiscono al momento del seminario.