VI Redattore Sociale 26-28 novembre 1999

Di razza e di classe

Relazione introduttiva

Intervento di Vinicio Albanesi

 

Vinicio Albanesi - sacerdote, presidente della Comunità di Capodarco e del C.N.C.A.*

La civetta e l'assiolo

La notte d'estate era molto calda.
La civetta si rivolse all'assiolo in tono perentorio:
- Bisogna far qualcosa per rendere meno noiosa questa notte.
L'assiolo non le rispose;
continuò con il suo fischio metodico e sempre uguale
 
fiù, fiù, fiù, fiù.
La civetta non si dette per vinta:
- Vedi, occorre, guardarsi intorno;
aggredire l'ambiente; scoprirlo;
saperlo leggere;
destare l'attenzione; descriverlo.
L'assiolo continuò con il suo fiù, fiù.
- Nella vita occorre essere dinamici, continuò la civetta.
In questo bosco sembra che tutto sia morto,
ma se tu sei attento ti accorgi di un'infinità di cose:
la riccia questa sera non ha voglia del riccio;
la volpe sonnecchia perché il furto dell'altra notte
le è andato bene;
i topi giocano troppo indisturbati;
i grilli sono sfiniti per il troppo cantare.
Ma l'assiolo non rispondeva: sapeva solo fischiare.
La civetta si innervosì.
Disse fra sé: "Gente come gli assioli non faranno mai carriera".
Se ne andò a caccia. Intravide un topolino:
in picchiata silenziosa lo fece secco.
Ritornò al suo nido, leccandosi gli artigli.
Al vederla, l'assiolo finalmente parlò:
"Tu hai potuto mangiare solo perché il bosco te l'ha permesso".
La civetta si stupì
 
e per quella sera lasciò in pace l'assiolo.

Di Razza & di Classe

Continuiamo, con la sesta edizione di Redattore sociale, la gioia di incontrare i professionisti della comunicazione per scambiare contenuti e modi di mondi distanti ma che hanno passaggi comuni. Da una parte la comunicazione che riferisce la vita; dall'altra chi vive immerso nella marginalità, la necessità di comunicare.
Il titolo di questa edizione non è scortesia, ma lettura della realtà. Il giornalista fa parte dell'élite della società; non ha l'immenso potere che a volte gli si attribuisce, ma non è nemmeno l'ultima ruota del carro. Deve occuparsi di tutto: con professionalità, tempestività e con quel pizzico di fantasia e di malizia necessarie per rendere appetibile la notizia. Sappiamo bene che nel lavoro quotidiano mille elementi concorrono a creare notizie, tendenze, immagini della realtà. Il giornalista è a mezza strada tra creazione e mediazione: persecutore e vittima del suo stesso mestiere. Noi immaginiamo un professionista sensibile, professionale, brillante con il potere di descrivere le cose perché i lettori o gli ascoltatori possano capire.

Proponiamo un percorso a partire dall'alto per scendere verso il basso. Un basso e un alto che noi interpretiamo come tale e del quale ci assumiamo la responsabilità.

Occorre amare

Per fare il giornalista occorre voler bene. Al creato, alle creature, ad ogni essere vivente. Voler bene significa essere dotati di un'immensa pietà e di un'immensa speranza. La pietà per comprendere il mondo, la speranza per recare gioia. Pure nelle descrizioni più scabrose delle guerre o della cronaca nera-nera, è sempre possibile scavare nel male e offrire speranza. 
Non si tratta di un'opera pedagogica che a volte si vorrebbe attribuire al giornalista, ma di dignità umana, senza la quale nessuno prima di essere giornalista può definirsi persona. I cinismi, le furberie, i marchingegni sono disonesti semplicemente perché disumani, così come giocare d'azzardo o imbrogliare. Nessuna regola del gioco può permettere la non osservanza della dignità: prima di tutto quella altrui; di conseguenza la propria. Voler bene all'altro significa occuparsi dell'altro: delle sue vicende e della sua storia. Il messaggio è efficace, sempre e comunque, purché l'attenzione sia rivolta all'altro. Si vuol bene se ci si occupa di qualcuno. Occupandosi di qualcuno, si riesce anche a voler bene a se stessi, in una relazione che diventa cerchio di comunicazione e quindi di notizie.

Il rispetto

Se non si riesce a voler bene all'altro ci sia almeno il rispetto. Il non rispetto dell'altro è una violazione di umanità. E le violazioni sono sempre tali, comunque sia la loro intensità e in qualsiasi luogo o circostanza siano attivate. La violazione dei diritti dell'altro è sempre foriera di poteri e di sciagure: di alcuni contro altri; per poi, come nemesi, sperimentare su di sé il non rispetto. Le occasioni per rispettare o non rispettare la dignità dell'altro sono molte nel giornalismo. Il non rispetto ha i volti della sudditanza, ma anche del disprezzo; della mezza verità e degli accomodamenti.
Rispettare infatti significa inseguire la verità: non soltanto per il povero cristo sorpreso con la refurtiva, ma anche per il grande che ha altre refurtive e ben più consistenti.

La professionalità

Alla mancanza d'amore e di rispetto, supplisca almeno la capacità professionale. Una descrizione attenta, sensibile, acuta, profonda, che aiuti a capire, a distinguere, a farsi un'idea. Il rifiuto della sciatteria e del pressappochismo o addirittura della fantasia. Ogni mondo è un mistero; ogni creatura è mistero; ogni vicenda è mistero. A chi comunica il gusto e il dovere di scoprire per narrare: con le parole e con le immagini. Senza troppe sicurezze; in punta di piedi perché difficile scoprire tutti i misteri.

Il nulla

A chi non ha capacità di voler bene, di rispettare, di essere professionista, il consiglio fraterno è quello di lasciar perdere e provare con altri mestieri.
Mestieri che non si occupano degli altri, ma di merci, di beni, di servizi: come far viaggiare in sicurezza un treno, come far arrivare nel più breve tempo possibile un pacco o una lettera. Non per moralismo, ma per dignità. Chi non riesce ad appassionarsi e a rispettare non è degno di comunicare. La sua comunicazione infatti sarà sua soltanto: sarà parziale e falsa; soprattutto non interesserà nessuno.

L'augurio

Crediamo nella capacità delle persone di essere sagge ed umili. Il primo passaggio della sapienza è quello dell'ascolto, dell'attenzione, della sensibilità.
Si nota a mille miglia: la comunicazione - per questo - è favorevolmente accolta.


* Testo non rivisto dall'autore. Le qualifiche si riferiscono al momento del seminario.