Carta di Roma, le nuove linee guida. “Arginare il dilagare dell‘intolleranza”

02ott2018

Dallo status dei migranti ai soccorsi in mare, dai casi di razzismo alle fake news: a 10 anni dalla nascita del Protocollo deontologico per i giornalisti sui temi dell’immigrazione, presentato il nuovo manifesto della Carta. Cataldi: “Le parole sono importanti e devono essere utilizzate per riportare la verità sostanziale dei fatti”

Carta di Roma, le nuove linee guida. “Arginare il dilagare dell‘intolleranza”

ROMA - Parole e termini sugli status dei migranti, un glossario specifico anche sulle operazioni di ricerca e soccorso nel Mediterraneo, ma anche raccomandazioni su come trattare fatti di cronaca come il raid di Macerata o l’omicidio del bracciante e sindacalista Soumayla Sacko in Calabria. A dieci anni dalla stesura del Protocollo deontologico concernente richiedenti asilo, rifugiati, vittime della tratta e migranti, noto come Carta di Roma, l’omonima associazione pubblica le linee guida aggiornate per l’applicazione della stessa Carta e per un’informazione corretta sui temi dell’immigrazione e dell’asilo. Il testo è stato presentato oggi a Roma dal presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti, Carlo Verna, da Giuseppe Giulietti, presidente della Federazione nazionale della stampa italiana, da Daniela de Robert, Garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale e Valerio Cataldi, presidente dell’Associazione Carta di Roma. “Siamo alla terza edizione delle linee guida - spiega Cataldi -, questa sorta di manuale delle parole per parlare di migrazioni che serve innanzitutto a sottolineare che le parole sono importanti e che devono essere utilizzate per riportare la verità sostanziale dei fatti”. Per Cataldi, inoltre, “è necessario ed urgente riportare in primo piano parole chiave come rispetto, verità e giustizia per arginare il dilagare dell‘intolleranza che si nutre di false notizie che si alimentano di odio, in un circolo perverso e devastante”.  

Terminologia, tutela dell’identità, correttezza e completezza dell’informazione e l’uso delle fonti. I contenuti delle linee guida presentate oggi ricalcano gli stessi principi del documento deontologico alla luce di quanto sta accadendo nel nostro Paese in questi anni e che viene raccontato giorno per giorno dagli stessi media. Attualità che ha portato nuovamente in primo piano il primo principio della Carta di Roma, ovvero l’utilizzo da parte dei professionisti dell’informazione di termini giuridicamente appropriati. “Nella comunicazione che ha caratterizzato gran parte dell’informazione sull’immigrazione negli ultimi anni - si legge nelle linee guida -, la questione dello status del cittadino straniero sul territorio italiano è stata trattata spesso con scarsa attenzione. La condizione giuridica dello straniero che soggiorna sul territorio italiano è invece un elemento fondamentale per restituire al lettore e all’utente la massima aderenza alla realtà dei fatti".  

Per Cataldi, “le parole non sono mai sbagliate - scrive nel testo -, è l’uso che ne facciamo che può essere sbagliato, che può deformare il fatto che viene raccontato.Nel racconto delle migrazioni è sempre successo che le parole disegnassero il fenomeno con una forma diversa da quella reale”. Ed è per questo, aggiunge Cataldi, che proprio iltermine “clandestino” può essere considerato un “esempio lampante di come si riesce a trasformare una notizia e a dare connotato negativo ad una persona, ad un gruppo di persone, stabilendo a priori che si muova di nascosto, al buio, come una minaccia costante alla nostra sicurezza - aggiunge Cataldi -. Sembra un concetto banale, ma proprio il ritorno prepotente dell‘uso scorretto della parola clandestino, anche e soprattutto nel linguaggio istituzionale, dimostra che banale non lo è affatto. Se ripetiamo la parola invasione un numero indeterminato di volte, quella parola finirà per dare una forma spaventosa al fenomeno migratorio a prescindere dai dati reali, dalle statistiche, dal numero reale di arrivi”.

“Le parole scritte o parlate sono lo strumento dei giornalisti, la mediazione tra fronte e oggi non più lettore ma utente multimediale la loro missione, il rispetto della verità la modalità irrinunciabile - scrive Verna nella prefazione -. E già questo è precetto che dovrebbe sconsigliare qualunque calo di attenzione quando s’inquadrano fenomeni complessi e con diversi sentimenti interpretati come le migrazioni”. Il testo delle linee guida, inoltre, va a fondo anche sul tema dei soccorsi in mare, con un approfondimento e un glossario dedicato. “Le operazioni di ricerca e soccorso (SAR) dei migranti sono oggi uno dei temi principali nel dibattito politico, mediatico e pubblico - spiega il testo -. Questo argomento è direttamente collegato alle politiche nazionali ed europee in materia di migrazione e, più o meno indirettamente, alle politiche di sicurezza. Per tale ragione, la narrazione giornalistica che vi si produce attorno richiede massima cautela”. L’attualità, sia nazionale che internazionale, tuttavia, pone come prioritaria anche una riflessione sui gruppi minoritari, tra cui l’islam e i musulmani (a cui le linee guida dedicano un glossario ad hoc) e la comunità rom e sinti, con una riflessione dell’associazione 21 luglio, tra stereotipi, dati e buone pratiche per i giornalisti.

Non poteva mancare il tema delle fake news, come per il caso delle “unghie smaltate di Josefa”, la donna messa in salvo dall’equipaggio di Open arms il 17 luglio 2018, ma il testo pone un forte accento anche sul razzismo a partire dal caso del raid dello scorso febbraio avvenuto a Macerata e dall’omicidio del bracciante sindacalista Soumayla Sacko, a San Calogero, in provincia di Vibo Valentia, nel mese di giugno. “Nel corso delle analisi e delle rilevazioni svolte su carta stampata e tv, sono state individuate alcune associazioni improprie nella trattazione del fenomeno migratorio e dei suoi protagonisti - si legge nelle linee guida - : i migranti/profughi come minaccia alla sicurezza e all’ordine pubblico; migranti/profughi come minaccia alla salute; i migranti/profughi come minaccia al lavoro, alla cultura, all’identità. Queste associazioni, se imprecise e sommarie, non soltanto violano i principi etici e normativi del giornalismo, ma veicolano e rafforzano stereotipi nei confronti degli “stranieri” in quanto diversi e dunque pericolosi”. A chiudere il testo una carrellata di suggerimenti per quanto riguarda le fonti da consultare, in linea con quanto prevede il quadro principio della Carta, ovvero di “interpellare, quando ciò sia possibile, esperti ed organizzazioni specializzate in materia, per poter fornire al pubblico l’informazione in un contesto chiaro e completo, che guardi anche alle cause dei fenomeni”. 

“La Federazione nazionale della stampa Italiana fa proprie anche le nuove linee guida - scrive nell’introduzione Giuseppe Giulietti, presidente della Federazione nazionale della stampa italiana - e si impegna a portarle all’attenzione del prossimo congresso che dovrà mettere al centro la tutela della libertà di informazione, ma anche l’impegno ad usare le parole per costruire i ponti della conoscenza ed abbattere i muri dell’odio e del razzismo”. Alla terza edizione delle linee guida, realizzata a cura di Paola Barretta, Piera Francesca Mastantuono e Sabika Shah Povia, hanno contribuito anche le associazioni specializzate sul tema della migrazione che formano la rete qualificante di Carta di Roma, ovvero l’Unhcr, l’Asgi,l ’associazione 21 luglio, Lunaria, Società Italiana di Medicina della Migrazioni. Nel testo sono presenti anche contributi dell’Oim (International Organization for Migration), del Garante nazionale delle persone detenute o private della libertà personale nella sezione dei rimpatri, della Fcei (Federazione delle Chiese Evangeliche Valdesi), di Medici Senza Frontiere, Amnesty International, Cospe, Acli, Amref e Arci.