Transessuali, “basta spettacolarizzare, siamo persone!”

18ott2013
A Napoli seminario Unar-Redattore Sociale. Loredana Rossi (Associazione Trans Napoli): “Il lavoro non c’è e molte trans sono costretti a prostituirsi. E in tante non si ricoverano in ospedale perché temono di essere messe nel reparto degli uomini”

NAPOLI – Trans non è sinonimo di prostituta: è importante usare le parole giuste. Dall’incontro napoletano di Redattore Sociale l’appello a cambiare linguaggi e, per i giornalisti, ad applicare il codice deontologico, andare oltre la cronaca nera, evitare derive spettacolarizzanti e sensazionalistiche. “Siamo persone anzitutto – precisa Ottavia Voza, presidente Arcigay Salerno e responsabile nazionale dell’associazione per i diritti delle persone transessuali – E lo vogliamo ribadire oggi come verità universalmente riconosciuta, per citare Jane Austen. Al contrario quello che accade oggi è che le persone trans vengono aggredite perché diverse, lo ricordiamo ogni anno il 20 novembre in occasione del T-door, la giornata dedicata alle trans vittime di violenza nel mondo”. “Napoli non si è dimostrata una città accogliente negli ultimi anni – spiega la giornalista Ida Palisi – e neanche la sua stampa, che ha manifestato una difficoltà reale a raccontare fenomeni sociali, ad accogliere una diversità che è sancita dai principi costituzionali”.

Lo dimostra l’esperienza raccontata da Loredana Rossi, leader dell’Associazione Trans Napoli (Atn): “Vorrei che sui giornali non si parlasse di transessuali solo per riferirsi a fatti di cronaca nera o di in termini di ‘overdose di curve e silicone’ ma di diritti e delle cose che non funzionano. Come il lavoro che non c’è e per questo le trans sono ancora oggi costrette a prostituirsi, perché discriminate; o il fatto che molte trans non si ricoverano in ospedale perché temono di essere messe nel reparto degli uomini. Il modo stesso in cui ci stigmatizzano nei media lede la nostra dignità”. Loredana ha seguito un percorso di fuoriuscita dalla prostituzione, adesso lavora per la coop Dedalus come operatrice sociale e si impegna per la “riduzione del danno”. “Distribuisco preservativi sul camper di una cooperativa che si occupa di contrasto alla prostituzione e alla tratta – sottolinea – e quello che vedo è che c’è ancora tanto da fare, non c’è accoglienza per le persone transessuali, tante non riescono a farcela. Ma già vedere trattate in modo diverso dai media le tematiche di genere sarebbe un grande passo in avanti”. (m.n.)